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L'errore più grande nel trattamento delle malattie è che esistono medici per il corpo e medici per l'anima, quando invece le due cose non possono essere separate.

 

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Come gestire un attacco di panico

2025-12-30 12:00

Spazio Kira

Benessere Psicologico, Stress e Regolazione Emotiva, panico-attacchidipanico-angoscia-ansia-supportopsicologico,

Come gestire un attacco di panico

Quanti di noi hanno avuto nell’arco della loro vita un attacco di panico? Quanti, nel momento in cui lo hanno esternato, si sono sentiti guardati con giudizio

Quanti di noi hanno avuto nell’arco della loro vita un attacco di panico? 

Quanti, nel momento in cui lo hanno esternato, si sono sentiti guardati con giudizio, con sufficienza, con incredulità?

 

Vivere un attacco di panico è una delle esperienze più spiazzanti, più disorientanti, più schiaccianti che si possano provare.

Tachicardia, senso di soffocamento, fame d’aria, sudorazione, brividi, tremore, senso di svenimento, nausea, sono le manifestazioni corporee che sopravvengono; terrore immotivato, paura di morire, paura di impazzire, percezioni sensoriali alterate, vista offuscata, talora perdita di contatto con la realtà e con se stessi, sono le manifestazioni psichiche.

 

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Ricordo di averne sofferto quando ero molto più giovane: ero in aula magna all’Università e cominciai a sentire le orecchie che ronzavano, il sudore freddo inizió ad imperlare la mia fronte, avevo paura di svenire, ma ero in mezzo alla fila, proprio davanti al professore che faceva lezione e non volevo dare nell’occhio nell’andarmene. I denti erano serrati e le unghie delle mani conficcate nel palmo, finché non ce la feci più, chiesi scusa, dicendo che stavo avendo un calo di pressione, feci alzare una decina di persone e scappai dall’aula. Una volta fuori riuscii a respirare per qualche secondo, ma un bisogno irrefrenabile di fuga mi colse, iniziai a correre, a correre finché non arrivai a casa, madida di sudore. La mia coinquilina mi chiese cosa fosse successo e le dissi che avevo avuto un mezzo svenimento ed ero corsa a casa. Mentre pronunciavo quelle parole mi rendevo conto che quel pensiero non aveva alcun senso, se avessi avuto un calo di pressione sarei caduta a terra, non sarei di certo riuscita a correre per chilometri.

Avevo avuto un attacco di panico. Lo sconforto mi colse e la paura che potesse succedere nuovamente era sempre in agguato impedendomi di andare in luoghi affollati, troppo lontani da casa, da sola.

 

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Soffrire di attacchi di panico significa diventare schiavi della propria angoscia, significa entrare in un cortocircuito di paura che si alimenta da solo isolandoci.


 

Personalmente ne uscii grazie alla psicoterapia, al training autogeno e parlandone con chi avevo vicino, accorgendomi che molte altre persone ne avevano sofferto o ne stavano soffrendo, perché la condivisione diluisce la potenza della sofferenza.


 

Le motivazioni dell’insorgenza degli attacchi panico possono essere molteplici: traumi, paure insite nel nostro profondo, stress, momento di crisi, non ci sono fattori definiti, tutto si riconduce alla soggettività dell’esperienza di ciascuno e della sua emotività.


 

Esistono però dei piccoli accorgimenti che si possono mettere in atto quando sentiamo che il panico ci sta assalendo:


 

  • Fermarsi: qualsiasi cosa stiamo facendo, fermiamoci,  facciamo mente locale sul dove siamo, prendiamo contatto con la realtà.
  • Respirare: facciamo 5 o 6 respiri profondi, impariamo la respirazione in 4 tempi, gonfiamo l’addome d’aria, facciamo allargare bene il nostro diaframma, tratteniamo il respiro per 6 secondi e poi, molto lentamente, facciamo uscire tutta l’aria dalla bocca, sgonfiando l’addome come se fosse un palloncino, una volta esaurita tutta l’aria, aspettiamo 6 secondi e ripetiamo daccapo per 5 o 6 volte.
  • Premere i bulbi oculari per 6 secondi: é un atto che rallenta il battito cardiaco, possiamo farlo per 5 o 6 volte, una pressione delicata, senza esagerare, altrimenti possiamo rischiare un eccessivo abbassamento della pressione.
  • Riprendiamo contatto con la realtà: concentriamoci sul "qui ed ora", controlliamo dove siamo, ci sono oggetti intorno a noi? Ci sono persone? cosa sta accadendo intorno a noi?
  • Chiediamo aiuto: parliamo con qualcuno, chiedere sostegno può essere di conforto, non dobbiamo mai aver paura o vergognarci di farci vedere in difficoltà quando la difficoltà è oggettiva, non siamo mai soli e a chiunque può capitare di aver bisogno dell'aiuto di altri, ricordiamoci quando abbiamo dato una mano a qualcuno che ce l'ha chiesta;
  • Guardiamo l'orologio: teniamo sotto controllo la durata del nostro attacco di panico, e teniamo a mente che più di 20 minuti normalmente non puó durare, il picco solitamente è dopo 7/10 minuti, passati quelli, è tutto in discesa!


 

Sicuramente è difficile risolvere le cause dell’insorgenza degli attacchi di panico in modo autonomo, è sicuramente consigliabile parlarne con qualcuno, chiedere sostegno ad uno psicologo o un medico, l’aiuto più adatto può essere diverso per ciascuno, che sia una tecnica di rilassamento, un percorso psicologico individuale o di gruppo, oppure un aiuto farmacologico.


 

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