Qualche sera fa leggevo un libriccino, piccolo per quantità di pagine, ma enorme di contenuti, “Chronos, Eros e Thanatos” di Marie Bonaparte e mi sono imbattuta in un’immagine bellissima sull’ambivalenza, che l’autrice riporta dalle teorie sul tema di Eugen Bleuler, psichiatra svizzero vissuto tra la metà dell’’800 e i primi decenni del ‘900.
Ambivalenza, amore e odio, Eros e Thanatos: vi capita mai di trovarvi bloccati tra due scelte contrapposte? Restare in una relazione a cui siete profondamente legati, dove l’affetto profondo per l’altro vi fa restare, ma l’insoddisfazione, il logoramento del legame vi porta ad andar via? Mantenere un lavoro che amate, ma che vi porta un guadagno esiguo rispetto all’impegno? O viceversa che vi fa guadagnare molto ma vi distrugge fisicamente e mentalmente? Avete mai provato il bisogno di esprimere un’opinione a qualcuno, ma aver paura di ferirlo?

Di esempi se ne possono fare moltissimi, i punti in comune sono sempre bisogno/paura/congelamento (come lo definiva Jung).
Bleuler per rendere bene l’idea raccontava di una bambina che passa davanti ad un roseto fiorito, il profumo dolce ed invitante porta la piccola a fermarsi davanti alle bellissime rose, allunga la mano, ma si accorge che il rovo è pieno di spine. Il desiderio della bambina di prendere una rosa e portarla con sé è fortissimo, incontenibile, lei vuole una di quelle rose per portarla nella sua stanza e poter godere di quel profumo, ma per prenderla si graffierebbe tutte le mani, il dolore provocato da quelle piccole spine acuminate, che potrebbero infilarsi nella sua pelle delicata la terrorizza.

Dunque? Che fare? La piccola rimane così, immobile, davanti al roseto, bloccata nell’ambivalenza rappresentata dall’oggetto del suo desiderio: desiderio e paura, amore e odio.
Così, capita spesso a molti di noi, rimaniamo congelati tra due scelte, entrambe sembrano avere lo stesso peso nell’equilibrio della nostra vita.
Talvolta però, dimentichiamo che siamo noi a dare il peso alle nostre scelte, non sono le scelte ad averlo intrinseco, ed il peso lo dovremmo valutare con la bilancia del senso che gli attribuiamo: se colgo la rosa posso portarla con me, ma il dolore dei graffi sarà fortissimo, difficile stabilire se è più importante portare con me la rosa o preservarmi dai graffi, perché non posso sapere che effetto farà la presenza del fiore nella mia stanza né posso immaginare quanto dolore mi faranno provare gli eventuali graffi. Questo è il dilemma che mi blocca. Non posso avere il controllo di ciò che ancora non è avvenuto, ma posso conoscere il senso che do alla piacevolezza di qualcosa o al dolore in generale, soprattutto nella misura in cui prendo consapevolezza che entrambe le condizioni convivono in me.
Se mi trovo a dover scegliere se restare in una relazione o abbandonarla, non posso presupporre o immaginare cosa succederà in futuro, ma posso conoscere nel mio intimo il senso che do alle relazioni affettive e riconoscere se quella che sto vivendo rispecchia quei parametri di significato o se li ha persi. Se devo scegliere tra confessare qualcosa di spiacevole o meno, ciò che mi guiderà non può essere la certezza della reazione altrui, ma il senso che do all’essere sincera.

È chiaro che qualsiasi scelta, gravosa nella sua ambivalenza, porta con sé una rinuncia e di conseguenza un dolore, ma tale dolore sarà più sopportabile nella misura del valore che darò al senso della mia scelta, se riconoscerò quale delle due opzioni dà maggior significato alla mia esistenza, consapevoli che, come sosteneva Rollo May l’essere umano è l’unico animale che può essere contemporaneamente sua vittima e suo carnefice.
Bibliografia
Eugen Bleuler “Dementia precox” (1911)
Marie Bonaparte “Chronos, Eros, Thanatos” (1952)
Carl Gustav Jung “La libido: simboli e trasformazioni” (1952) “L’Io e l’Inconscio” (1928)
Rollo May “L’uomo alla ricerca di sé” (1983)
