C'è una cosa interessante che a volte facciamo con la bellezza. Non la cerchiamo nei tramonti o nei quadri. La cerchiamo in un foglio Excel perfetto, in una mail senza una sbavatura, in una casa dove tutto è al suo posto. In un corpo sotto controllo, in un modo di parlare che “non fa una piega”.
Cosa ci può portare a questo? Forse il bisogno, qualche volta disperato, di mettere ordine all’esterno quando dentro siamo a pezzi. Come se rendere impeccabile ciò che si vede – e che gli altri vedono – potesse calmare il nostro sentire. In questo caso la perfezione delle cose esterne ci fa una promessa: "Ecco, qui sei al sicuro."

Non sentirci al sicuro è quello che succede quando stiamo vivendo qualcosa di tanto importante: un cambiamento voluto o imposto, una scelta difficile, un passaggio. Quando la vita ci chiede "di muoverci verso", ma non sappiamo ancora bene verso cosa.
Anthony Giddens parla di sicurezza ontologica – quella fiducia di fondo nella continuità del sé e del mondo che ci permette di abitare la vita senza un'angoscia costante. Quando questa sicurezza si scheggia – o si frattura, il corpo registra l'incertezza e il cervello cerca una risposta (e siamo certi che una logica e credibile ce la darà di sicuro, sempre!).
Qui di solito inizia lo spostamento: invece di restare a contatto con ciò che non conosciamo, ci concentriamo su ciò che possiamo – e crediamo di poter - rendere perfetto. I numeri che tornano, le parole che suonano giuste, l'immagine impeccabile. Questa è una strategia legittima di umana sopravvivenza, forte e anche fragile. Quella bellezza lì – la bellezza-perfezione – non è fatta per aprire, ma per chiudere, per proteggere, per non sentire.

Sai, c'è un momento, nella vita, in cui ci accorgiamo che possiamo scegliere davvero: cambiare direzione, lasciare andare qualcosa, provare qualcosa di nuovo. Da questo accorgimento arriva quella che Kierkegaard definiva la vertigine della possibilità – non la paura di cadere, ma la paura del potere stesso di gettarsi, di scegliere, di essere liberi.
C'è un'esperienza che molti conoscono: quella di sentirsi spaesati di fronte a un nuovo bivio nella nostra traiettoria di vita. Come se il mondo, per un po', perdesse la sua stabilità, quel piano prestabilito che lo faceva sembrare così solido. Heidegger chiamava questo Angst – non un'ansia generica, ma lo spaesamento radicale che si prova quando l'ovvio smette di essere ovvio, quando le coordinate familiari si dissolvono.
Perché la libertà non è affatto leggera, anzi – è piena di conseguenze faticose. Possiamo scegliere di "voltarci dall'altra parte" e far fare alla perfezione il suo lavoro: tutto nel modo giusto, senza rischi. Ma è una posizione che non possiamo mantenere per sempre. La vita – per sua natura – non è un sistema chiuso, le relazioni accadono fuori, in quel fuori che ci spaventa.
Vivere significa stare nell'ambiguità, nella sfumatura, nel "non so ancora". E questo fa certamente paura. Rollo May, uno dei padri della psicologia esistenziale, ci ricordava che l'ansia non è un sintomo da eliminare, ma il segnale che stiamo incontrando qualcosa di essenziale e vitale per noi. È la prova che ci importa, che stiamo per scegliere qualcosa che conta.
Capisco quanto la perfezione possa diventare un appiglio “elegante”. Il problema è che gli appigli sostengono, ma non nutrono di autonomia. Ci tengono in piedi, ma non ci fanno sentire abili a tenerci in piedi da soli. Quando "bello" non significa più "curato", ma "senza rischio", il corpo resta in continuo stato di “on”. Cervello e organismo non possono riposare, perché stanno cercando di garantire sicurezza totale. Ma la realtà che viviamo, le esperienze che facciamo non sono controllabili fino in fondo. Questo il corpo lo sa, e arriva l'ansia che non è poi così “misteriosa”, ma risposta logica a una domanda impossibile: "Come faccio a essere sicura e stare bene se non controllo tutto?"
Zygmunt Bauman ci ha mostrato come la modernità liquida abbia reso questa insicurezza sistemica: viviamo in un mondo dove le coordinate cambiano continuamente, dove le identità si devono continuamente rifare. La perfezione diventa allora un tentativo – fragile, costoso – di creare “isole di certezza in un mare di fluidità”.

Lorem Ipsum è un testo segnaposto utilizzato nel settore della tipografia e della stampa. Lorem Ipsum è considerato il testo segnaposto standard sin dal sedicesimo secolo, quando un anonimo tipografo prese una cassetta di caratteri e li assemblò per preparare un testo campione. È sopravvissuto non solo a più di cinque secoli, ma anche al passaggio alla videoimpaginazione, pervenendoci sostanzialmente inalterato. Fu reso popolare, negli anni ’60, con la diffusione dei fogli di caratteri trasferibili “Letraset”, che contenevano passaggi del Lorem Ipsum, e più recentemente da software di impaginazione come Aldus PageMaker, che includeva versioni del Lorem Ipsum.

Una domanda diversa
Possiamo pensare ad una domanda formulata in modo diverso, passare da: "Come faccio ad eliminare l'insicurezza?" a: "Che bellezza sto costruendo?"
Quando cerco perfezione, sto cercando espressione creativa o sto cercando sicurezza? Sto curando la forma per amore del significato e senso, o per evitare il rischio di sentire troppo? Questa bellezza mi rende più libera, o più prigioniera?
Esiste una bellezza che nasce dal controllo e una bellezza che nasce dalla presenza. La prima riduce l'insicurezza anestetizzandola, temporaneamente, mentre la seconda non la nega, ma la riconosce, attraversa, contiene, trasforma. Quando iniziamo ad accettare che la vita è incerta per sua definizione, che non possiamo controllare tutto – allora si, possiamo scegliere un'altra strada, quella ad esempio della scelta di una bellezza che non ci protegge dall'esperienza, ma ce la restituisce.
Di verità, non di garanzie.
Ti invito, se stai attraversando un momento di insicurezza, a fare una cosa apparentemente in controcorrente con l’istinto del sentire: invece di combatterla, ascoltala. Chiedile cosa sta cercando di dirti, forse che stai lasciando andare qualcosa che non ti serve più? Che stai per scegliere qualcosa di importante?
Non devi essere perfetta per essere intera, ma solo essere vera e presente anche quando trema tutto. Proprio lì, in quel tremore, accade qualcosa di prezioso: la liberazione.
Bibliografia essenziale
- Kierkegaard, S., Il concetto dell'angoscia
- Heidegger, M., Essere e tempo (concetto di Angst/spaesamento)
- Frankl, V., Uno psicologo nei lager
- Bauman, Z., Modernità liquida
- Turner, V., Il processo rituale
- Brown, B., I doni dell'imperfezione
- Borgna, E., La fragilità che è in noi, Le emozioni ferite
